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Quando ero bambino, gli orologi da polso si suddividevano in orologi automatici e manuali.

Papà aveva un automatico, noi, come figli ricevevamo il nostro manuale il giorno della prima comunione.

L?orologio automatico era per me una tecnologia quasi magica: bastava tenerlo al polso e non c?era bisogno di ?caricarlo?.

Al contrario, il mio manuale, occorreva caricarlo(facendo girare la corona dopo averla estratta) tutte le sere, esattamente come la mia sveglia a doppia campana (l?unica che riusciva a svegliarmi).

Ricordo ancora quando smontando una vecchia sveglia, mi fossi accorto che non c?era un punto preciso in cui fossero ?leggibili? i secondi, ma soltanto tante ruote ed ingranaggi senza nessun punto iniziale, che grazie all?energia trasmessa da una molla facevano ruotare una lancetta alla stessa velocità del tempo.


Analogico significa anche ?derivato dall?analogia?: le ruote come il tempo.


Poi arrivarono gli orologi al quarzo.

Se fino ad un momento prima il tempo era misurato dal continuo ruotare della lancetta dei secondi, da quel momento i secondi diventarono davvero 60 in un minuto, come i 60 salti che la lancetta effettuava ogni minuto.

Quella fu la mia prima esperienza diretta di passaggio da informazioni analogiche a digitali.



Ho sempre amato la matematica ed ogni suo utilizzo diretto, per questo, da quasi 40 anni passo la più parte del mio tempo davanti ad uno schermo ad analizzare problemi e a programmare.

Ma amo l?arte, amo la bellezza immortale delle grandi opere, fuori dalle mode, fuori dai capricci di un venditore, bellezza allo stato puro, ma soprattutto bellezza senza tempo.

Poter unire la mia passione per qualcosa di meravigliosamente analogico, come la bellezza dell?arte con la scienza digitale fondamentale (l?informatica) è sempre stato tra i miei desideri più profondi.


Digitalizzare significa trasformare in digitale un?informazione analogica. Un?immagine, un ritratto, un paesaggio sono sempre e comunque informazioni analogiche che il nostro occhio riceve ed il nostro sistema nervoso elabora, trasformandole in ciò che vediamo. Ma essendo analogiche non possiamo separare i rossi dai blu o dai verdi, se non utilizzando tecniche rappresentative (artistiche) che ci aiutino in questa operazione.


Quando invece la stessa immagine si crea all?interno di un sensore di una fotocamera digitale, ecco che ci è possibile elaborare matematicamente la nostra immagine ed magari separare i rossi dai blu, dai verdi o da qualsiasi altro colore decidiamo. Lo possiamo fare con una precisione che è limitata soltanto da quante sono le informazioni che il sensore ha potuto ?catturare?.


Virtualizzazione con LSVirtual

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